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Lettere in sequenza che si incastrano addosso

PREMESSA:

Le lettere in sequenza che si incastrano addosso sono temporanee, e volatili. E per fortuna. Per esempio: Berlusconi, è una parola che si incastra addosso. Con tutte le sue conseguenze. Nulla di artistico, ovviamente. Disoccupazione anche. Ti si incastra addosso. Speri che sia una di quelle che scivola via. Scivola via. Ma non scivola. Poi Immigrato. Quanto ti si incastra immigrato? Per non parlare di Amore, banale, ma quasi sempre velcro. Guerra invece ora scivola via, ma sta quasi finendo il lubrificante. E gli obbiettori di coscienza si allenano già a sparare con la Wii. Anche Informazione adesso scivola via come olio in streaming che innalza solo i nostri livelli di colesterolo morboso. E adesso che c’è da cambiare tutto, che bisogna fare qualcosa per forza, che non funziona più niente, solo gli assegni di disoccupazione fanno gola. Come anche le rivoluzioni. Come anche le elezioni. Peraltro, decisamente meno complicate da portare a casa. Ché non sono sbagliate le persone. Ognuno ha sempre ragione. Anche se può sbagliarsi. L’ideale, sarebbe fondare tutti assieme una gigantesca società senza scopo di lucro. Ma queste lettere sono solo una cosa come un’altra per ubriacarsi a gratis, e parlare a più persone contemporaneamente…

A stare bene.

(2009)

RADIOSYSTEMPUNKT 

Lettere in sequenza che si incastrano addosso 

Salto in alto mare pesco trote La vita è una sfida Una frase banale che sa di aranciata Assaggiata Vorresti già una cedrata. 27 anni più di un quintale 190 cm. Parla parla che forse poi ti ascolti anche tu parla parla che non ne può più, o è solo un atteggiamento, compressione, comprensione, compassione, amorevole nei tuoi, nei miei. Confronti. Due mondi. Ma chi scegli? Nessuno, è chiaro Alessia. Tra due rotaie mi dai corda ed io la lego al collo, che magari mi rimane anche un ricordo o qualcosa più. Lui parla ancora e oramai congratulazioni. Milano treno Verona non si droga non smette parla legge riviste commenta ci tiene chiede, per ascoltare parlarsi e parlare vive così trova il modo di non annoiarsi annoia le vittime di turno costruisce relazioni di complimenti e stima non reciproca pubblicità progresso test di intelligenza senza risultati per il paziente: diagnosi il medico parla si perde cosa vuole? Da lei? Di che sicurezze si vuol riempire? È questo comunicare? Parlare? Mi viene da farti tacere con nessun diritto tra le dita, ma gomiti duri e forti. Cosa vivi agenteimmobiliarecasamonobitriquadri? Apprezzi il cashmire scarpe fatte a mano non hai nome  senza nome sei: scarpe fatte a mano dal calzolaio di fiducia. Non il tuo! Parla parla palestrato ex ciccione complessato rinato grazie a Milano complice in agguato, sei come un personaggio dipinto finto occhiali ovali orologi rari partiti e religione materia pura contro il mono per non perdersi il senso delle cose più cose mai troppe voglia di capire perchè siamo un ascensore senza corrente imprigionato al sottoterra, rimaniamo chiusi a schiacciare i piani alti, l’allarme, non parte, ma non si esce potrebbe sbloccarsi da un momento all’altro e intanto apprezzamenti coraggiosi, banali e imbarazzanti contatto fisico minimo e fastidioso voce e volume  non lasci scampo bravo. Quantomeno interessante e snervante fino allo stremo deprimente come la depressione di un luogo calpestato e comune. Ci vuole tutto anche tu quasi calvo pelo rubio anche Alessia che ascolta interviene, ma non si interessa o almeno così vuole farmi credere, credo: questo è comunicare. Cosa poi voglia dire è tutto da vedere da scoprire e casomai possedere sorride  davvero o almeno credo, vuole che guardi che sorride, che si sta prendendo gioco della palla che le rimbalza attorno. Saluti e buon viaggio devi andare… Ciao è stato un piacere sedere e guardare che sei bella e magra seria e occupata non preoccupata ma impegnata brava. E non ti rivedrò mai più. Ti leggerò assieme un ciccione che ti ha parlato troppo tempo per cosa? Perchè? Per scopare? Con te? ahh!!! No? Caos Splendido. Mohammad beve birra prima lavora con la gru poi torna a Milano e beve birra tanta la faccia è stanca è gentile e non si aspetta che qualcuno lo sia con lui arabo uomo. Nella lista I posti mai visti Le cose da fare Sigarette da buttare I lavori da lasciare Le donne da mare Le donne da amare Le cisti Gli interventi I cambiamenti Le stasi Le scuse Le cure Pulizie da finire Polizie da picchiare Le cose da non dire Le prove da provare Le canzoni da cantare I voti persi I sogni da afferrare Allarmi da lanciare Evidenze negate Spiegazioni non date Famiglie abbandonate Le rivoluzioni Gli allenamenti I sudori freddi I brindisi ai morti I cin cin agli anni bisesti. Alle Scale, Agli Uomini, Agli Immobili Salire per scendere si scende e basta su scale mobili in immobili di scale mobili ci vengo dentro ci compro un senso mi muovo più veloce io lento ti guardo la gonna dall’alto da sotto se salgo conto chi cerca lo sguardo chi non alza il volto chi può andare meglio chissà probabilità e calcoli distorsioni e moltiplicazioni fratture e divisioni convergenze e conversioni fughe e comunioni mi avvicino a te a debita distanza un gradino non basta ma due di gentilezza per sicurezza poi io a sinistra, e tu a destra. Non.Lavoro Non ho tempo per la verità Mi occupo di occuparmi Non di un’occupazione qualunque Occupare me stesso Occupare l’oggetto che occupa l’oggetto stesso di me Me stesso Il corpo e il suo contrario e inverso I temporali mi scaricano addosso Le loro idee I tempi morti Della semina e dei raccolti Facendone aspettare la fine. Tempo prezioso Occupabile al lavoro Perdere tempo non sempre equivale al riposo Per questo non mi sposo Per questo mi drogo A.Lavoro. La prima sera è ancora presto Già troppo tardi Per tutto il resto E adesso il monte si sveglia E così sia Poltiglia. Al banco Il solito che ho il vomito anche oggi è finita anche oggi è andata una passeggiata di salute ammalata che non basta un’aranciata… che ci vuole una virata decisa ostinata e contraria sicaria più aria creare materia per riempire il vuoto del mercato al banco della frutta  «le fragole a dicembre son più buone il freddo le mantiene bene» rispondo «voglio pane quello lo fai la mattina» «No! È da scongelare!» e dirti t’amo è un rischio a cui mi sono esposto un problema che non ho risolto salato come il mar morto «un ferro da cucire storto a che mi serve per l’inverno!» un dire vado e non mi sposto un dire cado e invece svengo un dire esco e invece dormo «chissà che bel ricordo…» «non ricordo, è passato troppo tempo», è solo e sempre il tempo che modella come pongo il dittongo di me con il mio dentro di ciò che vivo e sento e il mio cuore è sempre spinto questione di dosaggio anche s’è solo in rodaggio ma con la crisi del greggio… buono se arrivo a maggio. Tu dai tutto per scontato è per questo che sei giovane io do tutto per scontato è per questo che sono vecchio. Ti amo così tanto che non riesco neanche a dirtelo Ti amo così tanto che non riesco a dimostrartelo Comincerò a odiarti un po’ Per amarti almeno il sabato Comincio subito. Come un fiore al tramonto Muto quando te ne vai Muto quando arriverai Muto come l’oceano In preda alla luna Muto scena Filo e cruna. I nostri spazi in affitto Bianchi subito sporchi Ci aspettano anche stasera Dopo una giornata con le scarpe bagnate Una cena con te Verdure OGM supermarket Acqua che bolle farfalle E un pugno di sale Il pane è vecchio Ma ti amo anch’io Senza speranza Per ora basti tu E non avanza niente Abbiamo gli occhi stanchi E il sorriso di chi si vuole dormire addosso Abbandonati a quello che ci siamo fatti Progettiamo di fare di più Di avere più tempo Di andare in vacanza Di avere una stanza Per noi Senza una sveglia che suona Se È tardi E devo andare E anche tu. Dopo il caldo giorno dell’attesa cambia la temperatura il vento tace il freddo scorre con calma ritorno a galla respiro ammiro il risultato il sudore asciugato il mondo incantato la favola di un prato in cui ho vissuto un minuto e se domani torna il sole costruiscono palazzi sui fiori gialli e la primavera arriverà più tardi e i profumi saranno scarsi i frutti marci i semi a terra che aspettano la pioggia tutto e basta una lacrima non basta un sorriso che mi schiva arriva giusto dopo cena come la pena di una storia in fuga di una sola paura di un’estate che non dura il tempo di una candela la mia sfera di cristallo parla quando mi sposto e la mia mamma vuole abbracciarmi e io anche e mio padre vuole salvarmi e io anche e mia sorella ora è sola e io anche lassù fa blu e qua si sta come va lallallallallallallallallalalalalla terra che sogno amore nascosto prima o poi ti trovo di nuovo e ne regalo un po’ anche a voi. Baci tanti.

Conclusione:

“Il partito del buon senso”. È pericoloso per tutti, ma il capo è impunibile le violenze autorizzate il fascismo è simile il comunismo mistico e anacronistico l’antifascismo un valore l’antiberlusconismo pure e l’antiproibizionismo non è cosa per schiavi e bambini poverini. Le droghe sono tante ma la ganja è sempre poca il lavoro anche il precariato ovunque le dipendenze indotte e protette più armi per tutti, armi e manette. La famiglia si allarga la chiesa si allarga l’omofobia avanza i goldoni armi di distruzione di massa abolite le minchie dure la religione si chiude in una bara di martiri e paure. L’Italia bulla e nucleare si ruba da sola la merenda, la musica si fa, non serve che venda il futuro è qua ma la politica aspetta l’etica è sospetta sembra una vendetta la censura non così netta. Il passato poi ritorna nel presente che sogna, l’amore colma i sensi di colpa, la guerra sfonda quadrata la pace è tonda e ferma non è mai stata l’umanità immonda l’immigrazione pronta alla ronda, il porno una necessità la scuola una banalità l’università una società di guerriglieri in liquidazione, capirci qualcosa un sogno come la pensione. Le basi americane pompano acido solforico, Obama è come un nuovo Cristo ma più fotogenico il terrorismo puzza di resistenza la crisi da ultima speranza il diavolo da farsa, ma non possiamo farne senza, i media? Pazienza… Con il patrocinio di questo governo la primavera non incanta più chiusa in una stanza. Teniamocela in tasca Attacchiamola alla giacca Ma beviamola alla goccia, ‘sta tazza. Anche se scotta.

 

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